Il 2025 si sta configurando come un anno di consolidamento per l’industria italiana, più che di accelerazioni improvvise. Dopo una fase di forte spinta agli investimenti digitali e alla sostenibilità, le imprese manifatturiere si stanno concentrando su integrazione, ritorno economico e governo della complessità. Guardando al 2026, emergono segnali chiari: meno sperimentazione isolata, più visione sistemica.
Il contesto macroindustriale nel 2025
Secondo i dati di ISTAT, il comparto manifatturiero italiano nel 2025 mostra una crescita moderata ma selettiva. Tengono meglio i settori ad alta intensità tecnologica – meccanica avanzata, automazione, packaging, elettrotecnica – mentre soffrono quelli più energivori o meno orientati all’innovazione di processo.
Confindustria evidenzia come la leva competitiva non sia più la sola capacità produttiva, ma la combinazione tra:
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efficienza operativa,
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capacità di gestione dei dati,
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flessibilità delle filiere,
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competenze interne.
In altre parole, il 2025 segna il passaggio dalla “digitalizzazione come progetto” alla digitalizzazione come infrastruttura permanente.
Intelligenza artificiale: opportunità concrete, timori ancora presenti
L’AI preoccupa davvero le aziende?
La risposta breve è: sì, ma in modo diverso rispetto al passato.
Nel 2025 l’intelligenza artificiale non è più percepita come una tecnologia astratta o futuristica. È già presente in:
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sistemi di pianificazione della produzione,
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manutenzione predittiva,
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qualità e controllo visivo,
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progettazione assistita,
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service e post-vendita.
Secondo il report 2024–2025 di Politecnico di Milano (Osservatori Digital Innovation), oltre il 60% delle grandi imprese manifatturiere italiane ha avviato almeno un progetto basato su AI o machine learning. Tuttavia, meno del 25% dichiara di averne già misurato un ritorno economico strutturato.
La preoccupazione principale non è più la sostituzione del lavoro umano, ma:
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la qualità dei dati disponibili,
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la difficoltà di integrazione con sistemi legacy,
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la carenza di competenze interne,
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il rischio di dipendenza da soluzioni “black box”.
Verso il 2026: AI più governabile e integrata
Il 2026 si preannuncia come l’anno della maturità applicativa. L’attenzione si sposta da “cosa può fare l’AI” a “come governarla”. Cresce l’interesse per:
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modelli addestrati su dati industriali proprietari,
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integrazione tra AI, CAD, PLM e sistemi MES,
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supporto decisionale, non automazione cieca.
Il tema umano resta centrale: le aziende più avanzate stanno investendo in formazione per rendere l’AI uno strumento di supporto alla progettazione, alla manutenzione e al miglioramento continuo, non un sostituto delle competenze.
Sostenibilità: attenzione reale, ma sempre più pragmatica
Le imprese sono davvero attente alla sostenibilità?
Nel 2025 la sostenibilità ha smesso di essere un tema reputazionale e sta diventando un tema industriale.
Secondo European Commission, le normative europee su rendicontazione, efficienza energetica e filiere stanno spingendo le aziende a passare da dichiarazioni di principio a interventi misurabili. In Italia questo si traduce in:
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investimenti su efficienza energetica degli impianti,
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monitoraggio dei consumi,
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riduzione degli scarti,
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progettazione orientata al ciclo di vita del prodotto.
I dati ENEA mostrano che molte PMI stanno adottando soluzioni digitali per il controllo energetico non per “essere sostenibili”, ma per ridurre costi e rischi operativi.
Dal 2025 al 2026: sostenibilità come leva di progetto
Nel 2026 la sostenibilità tenderà a integrarsi sempre di più con:
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progettazione CAD orientata all’uso dei materiali,
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simulazioni di processo,
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digital twin,
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service e manutenzione estesa.
Non si parlerà solo di riduzione delle emissioni, ma di progettazione intelligente, in cui dati, simulazione e automazione permettono di fare di più con meno risorse.
Tecnologie chiave che stanno ridisegnando l’industria
Nel passaggio 2025–2026 emergono alcune tecnologie trasversali:
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Piattaforme integrate CAD–PLM–MES: meno silos, più continuità digitale.
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Digital twin di prodotto e di processo: usati non solo in fase di progettazione, ma lungo tutto il ciclo di vita.
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Industrial IoT evoluto: meno sensori “per moda”, più dati utili alle decisioni.
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Automazione flessibile: robotica collaborativa e sistemi riconfigurabili.
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AI embedded: algoritmi sempre più integrati nei software industriali esistenti.
Il filo conduttore non è la tecnologia in sé, ma la capacità di orchestrare strumenti diversi in modo coerente con il modello di business.
Uno sguardo in avanti
Il 2025 conferma che l’industria italiana non è ferma, ma sta cambiando passo. Meno entusiasmo indiscriminato, più attenzione al valore reale. Il 2026 sarà probabilmente l’anno in cui:
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l’intelligenza artificiale diventerà più trasparente e utile,
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la sostenibilità sarà sempre più legata a scelte progettuali e operative,
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la trasformazione digitale smetterà di essere un obiettivo e diventerà una condizione di base.
Per le imprese manifatturiere, il futuro non sarà fatto di singole tecnologie vincenti, ma di capacità di integrazione, competenze e visione di lungo periodo.









