Intelligenza Artificiale: cresce il mercato, ma resta il divario nell’adozione

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L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando interi settori industriali, dall’automazione alla progettazione avanzata, dalla gestione predittiva alla customer experience. A fronte di un mercato globale in crescita esponenziale, l’effettiva diffusione dell’AI rimane appannaggio di una minoranza. Le imprese che riescono a integrare queste tecnologie nei propri processi sono ancora un’élite, sia per ragioni culturali che infrastrutturali.

Una crescita guidata dagli investimenti

Nel 2023, il mercato mondiale dell’intelligenza artificiale ha toccato i 197 miliardi di dollari e secondo le previsioni IDC, entro il 2026 supererà i 500 miliardi. I settori trainanti sono quelli legati alla produzione industriale, alla sanità, all’energia e alla finanza, con applicazioni che vanno dalla manutenzione predittiva alla progettazione generativa, fino alla gestione intelligente dei dati.

Questi numeri confermano che l’AI è un motore fondamentale della trasformazione digitale, ma mettono anche in luce un problema strutturale: il divario tra le imprese che adottano soluzioni avanzate e quelle che restano escluse da questa rivoluzione.

Un’adozione disomogenea

In Italia, solo il 6% delle imprese ha già implementato soluzioni di intelligenza artificiale. Una percentuale che sale leggermente se si considera l’adozione parziale o in fase pilota, ma che rimane insufficiente per innescare una diffusione sistemica. Le aziende più attive sono quelle di grandi dimensioni, mentre tra le PMI la penetrazione dell’AI resta limitata, spesso per mancanza di competenze interne, infrastrutture adeguate o visione strategica.

Il problema non è solo tecnico. È anche culturale. Molte aziende faticano a immaginare un utilizzo concreto dell’AI nei propri processi, nonostante le potenzialità siano oggi sempre più accessibili grazie al cloud e alle piattaforme low-code. Eppure, chi adotta l’AI registra già benefici misurabili: aumento della produttività, riduzione dei tempi decisionali, miglioramento dell’efficienza operativa.

Le sfide da affrontare

Per colmare questo gap sono necessarie politiche industriali e investimenti mirati in tre direzioni: formazione, accessibilità e accompagnamento all’adozione. Serve formare figure professionali capaci di gestire l’integrazione dell’AI nei contesti produttivi e decisionali; rendere accessibili le tecnologie anche alle realtà meno strutturate; e promuovere una cultura dell’innovazione che valorizzi l’analisi dei dati, la sperimentazione e la collaborazione tra pubblico e privato.

L’adozione dell’AI non è una questione di moda, ma di competitività industriale. Le imprese che rimangono fuori da questa trasformazione rischiano di trovarsi rapidamente obsolete, mentre quelle che sapranno affrontarla potranno costruire un vantaggio strategico durevole.