La possibilità di trasmettere energia senza cavi, già studiata in ambito terrestre, si prepara a compiere un salto decisivo: uscire dall’atmosfera e diventare parte integrante delle infrastrutture spaziali. In questo scenario si inserisce la partecipazione della startup italiana ORiS alla missione ARAQYS-D3, promossa da Dcubed, con lancio previsto nel 2027 a bordo di un vettore SpaceX.
L’obiettivo è chiaro: dimostrare in orbita la fattibilità del trasferimento di energia wireless tra sistemi satellitari, ponendo le basi per un nuovo paradigma nella gestione dell’energia nello spazio.
Dalla ricerca accademica a infrastruttura spaziale
Nata nel 2024 come spin-off del Politecnico di Torino, ORiS si posiziona come un operatore energetico orbitale, con una proposta tecnologica che si fonda sul cosiddetto power beaming ottico: trasmissione di energia tramite laser tra piattaforme spaziali.
Il progetto si inserisce in un ecosistema di innovazione avanzata che include l’incubazione presso I3P e il supporto di programmi come ESA BIC Turin, NATO DIANA e lo Space Business Catalyst di Thales Alenia Space. Un contesto che evidenzia la natura dual-use della tecnologia, con applicazioni sia civili sia nel settore della difesa, ad esempio per la ricarica wireless dei droni.
La missione ARAQYS-D3: verso il Power-as-a-Service
ARAQYS-D3 rappresenta un banco di prova tecnologico per validare il concetto di Power-as-a-Service (PaaS) nello spazio, ovvero la possibilità di fornire energia in modalità distribuita, flessibile e on-demand.
Questo approccio risponde a una trasformazione già in atto: i satelliti non sono più semplici nodi di comunicazione o osservazione, ma stanno evolvendo in vere e proprie piattaforme computazionali distribuite, con fabbisogni energetici sempre più elevati. Basti pensare allo sviluppo dei data center spaziali o alle costellazioni avanzate per l’elaborazione dati in orbita.
In questo contesto, la disponibilità di energia diventa un fattore critico, non più vincolato esclusivamente alla capacità dei pannelli solari installati a bordo.
Validazione tecnologica: cosa verrà dimostrato in orbita
La partecipazione di ORiS alla missione si concentra sulla dimostrazione operativa della trasmissione energetica wireless in ambiente spaziale, con tre obiettivi principali:
- validare una trasmissione “end-to-end”, dalla generazione del fascio laser fino alla conversione in energia elettrica utilizzabile;
- dimostrare la stabilità del trasferimento energetico in condizioni orbitali reali;
- verificare la compatibilità tra il sistema trasmittente e i pannelli fotovoltaici progettati per applicazioni spaziali.
Si tratta di un passaggio chiave: se finora queste tecnologie sono state testate principalmente in laboratorio, la validazione in orbita consente di passare da una fase sperimentale a una prospettiva di industrializzazione.
Impatti sull’ecosistema satellitare e industriale
L’introduzione di una rete energetica orbitale apre scenari rilevanti per diversi ambiti:
- Ottimizzazione delle missioni esistenti: i satelliti già in orbita potrebbero ricevere energia aggiuntiva, migliorando prestazioni e durata operativa.
- Riduzione dei costi di lancio: minore dipendenza da grandi sistemi di accumulo energetico a bordo.
- Nuove architetture distribuite: possibilità di progettare sistemi satellitari interconnessi non solo a livello dati, ma anche energetico.
- Scalabilità delle infrastrutture spaziali: abilitazione di nuovi modelli di business basati su servizi energetici condivisi.
In prospettiva, il concetto di “rete energetica spaziale” richiama quanto già avvenuto sulla Terra con le infrastrutture digitali: un passaggio da sistemi isolati a ecosistemi interconnessi, governati da logiche di distribuzione e ottimizzazione.
Una nuova frontiera per l’ingegneria dei sistemi spaziali
La missione ARAQYS-D3 segna quindi un punto di svolta nella progettazione delle architetture spaziali, introducendo una dimensione finora poco esplorata: la gestione dinamica dell’energia tra asset distribuiti.
Per l’industria manifatturiera e per i settori ad alta intensità tecnologica, questo tipo di evoluzione rappresenta un segnale chiaro: anche nello spazio, così come nelle fabbriche e negli edifici intelligenti, il valore si sposta dalla singola tecnologia alla capacità di integrazione tra sistemi, dati ed energia.
La convergenza tra infrastrutture fisiche e digitali si estende quindi oltre l’atmosfera, aprendo nuove opportunità per la progettazione, la sostenibilità e l’efficienza dei sistemi complessi.









