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Quanto viene utilizzata l’AI nell’industria italiana?

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L’intelligenza artificiale è entrata davvero nelle imprese italiane oppure, al di là dell’attenzione mediatica, siamo ancora soprattutto nella fase delle sperimentazioni?

I dati più recenti raccontano una situazione in forte evoluzione. Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, il doppio rispetto all’8,2% registrato nel 2024 e più del triplo rispetto al 5% del 2023.

Dietro questa media nazionale, però, si nascondono differenze molto importanti. Nelle grandi aziende l’utilizzo dell’AI ha ormai raggiunto il 53,1%, mentre tra le PMI si ferma al 15,7%.

Il quadro è quindi abbastanza netto: l’intelligenza artificiale si sta diffondendo rapidamente anche in Italia, ma la sua adozione è ancora fortemente legata alla dimensione dell’impresa e alla capacità di integrare tecnologia, dati, competenze e processi.

Quanto è diffusa l’intelligenza artificiale nelle imprese italiane?

Secondo i dati ISTAT relativi al 2025, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane con almeno 10 addetti è passato:

  • dal 5% nel 2023
  • all’8,2% nel 2024
  • al 16,4% nel 2025.

In due anni, quindi, la quota di imprese che utilizza almeno una tecnologia AI è più che triplicata.

La crescita è particolarmente significativa perché non riguarda soltanto l’AI generativa. Le aziende utilizzano sistemi diversi per analizzare testi e documenti, elaborare dati, automatizzare workflow, riconoscere immagini, supportare attività decisionali e, in misura ancora inferiore, governare macchine e sistemi fisici.

Il fenomeno appare inoltre particolarmente dinamico nel Nord-Ovest, dove la percentuale di aziende che utilizza tecnologie AI è passata dall’8,9% del 2024 al 19,3% nel 2025.

Il divario tra grandi imprese e PMI rimane molto forte

Uno degli aspetti più interessanti emerge osservando le dimensioni aziendali.

Nel 2025 utilizza tecnologie AI:

  • il 53,1% delle grandi imprese;
  • il 15,7% delle PMI.

Entrambi i segmenti stanno crescendo, ma il divario non si sta riducendo. Al contrario, secondo ISTAT la distanza nell’intensità di utilizzo dell’AI tra grandi imprese e PMI è aumentata negli ultimi anni.

Non è difficile comprenderne le ragioni.

Integrare realmente l’intelligenza artificiale nei processi aziendali richiede spesso una combinazione di elementi: disponibilità e qualità dei dati, infrastrutture digitali, competenze, capacità di integrazione con ERP, MES, PLM e altri sistemi aziendali, cybersecurity e una chiara governance del progetto.

Sono condizioni che una grande azienda riesce generalmente a costruire più facilmente rispetto a una piccola impresa.

Il 71% delle grandi imprese italiane ha già un progetto AI

La fotografia cambia ancora se, invece di misurare soltanto l’utilizzo delle singole tecnologie, si considera la presenza di veri e propri progetti aziendali.

Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di intelligenza artificiale, rispetto al 59% del 2024.

La percentuale scende invece all’8% tra le PMI considerate dalla ricerca.

C’è però un altro dato particolarmente significativo: soltanto una grande impresa su cinque utilizza l’AI in maniera pervasiva all’interno di diverse funzioni aziendali.

Avere un progetto AI, quindi, non significa ancora aver trasformato l’impresa attraverso l’intelligenza artificiale.

È probabilmente questa una delle distinzioni fondamentali per comprendere lo stato dell’AI nell’industria italiana: molte aziende hanno superato la fase della semplice curiosità, ma sono ancora impegnate nel passaggio dalla sperimentazione all’industrializzazione delle applicazioni.

Dove viene utilizzata maggiormente l’AI?

Secondo ISTAT, tra le imprese che utilizzano l’intelligenza artificiale le applicazioni aziendali più diffuse nel 2025 riguardano:

Marketing e vendite: 33,1%

L’AI viene utilizzata per analisi dei clienti, creazione e personalizzazione dei contenuti, supporto commerciale, forecasting e automazione di alcune attività.

Processi amministrativi: 25,7%

L’intelligenza artificiale può supportare l’elaborazione dei documenti, la classificazione delle informazioni, l’automazione dei workflow e diverse attività di back office.

Ricerca, sviluppo e innovazione: 20%

È uno degli ambiti particolarmente interessanti per il manifatturiero. L’AI può supportare analisi, simulazioni, sviluppo prodotto, gestione delle conoscenze tecniche e ricerca all’interno di grandi quantità di documentazione.

A questi si aggiungono sicurezza informatica, processi produttivi e logistica.

Come viene utilizzata l’AI specificamente nell’industria?

Se restringiamo l’osservazione alle imprese industriali, il quadro diventa ancora più interessante.

L’indagine Confindustria sul lavoro 2025 evidenzia come, tra le imprese che hanno già adottato o stanno sperimentando l’intelligenza artificiale, l’AI venga utilizzata soprattutto per:

  • analisi e gestione dei dati;
  • ricerca e sviluppo;
  • automazione dei processi produttivi;
  • marketing;
  • manutenzione predittiva;
  • controllo qualità.

L’automazione dei processi è particolarmente rilevante nel settore industriale.

Tra le imprese con almeno 100 dipendenti che utilizzano l’AI, l’impiego dell’intelligenza artificiale nell’automazione arriva a interessare quasi la metà delle aziende industriali considerate dall’indagine.

Manutenzione predittiva e controllo qualità presentano invece percentuali ancora più contenute, intorno al 10% delle imprese che hanno raggiunto una fase avanzata di adozione o sperimentazione, ma risultano maggiormente presenti proprio nelle aziende industriali e di grandi dimensioni.

Dalla manutenzione predittiva al controllo qualità: i casi d’uso industriali

Parlare genericamente di “AI nell’industria” rischia però di nascondere applicazioni molto diverse tra loro.

In un’azienda manifatturiera l’intelligenza artificiale può essere applicata, ad esempio, a:

Manutenzione predittiva

Algoritmi di machine learning possono analizzare dati provenienti da sensori, macchinari e sistemi di supervisione per individuare anomalie e anticipare possibili guasti.

L’obiettivo non è soltanto prevedere quando una macchina si fermerà, ma ottimizzare gli interventi di manutenzione sulla base delle sue condizioni reali.

Controllo qualità

Computer vision e sistemi AI possono supportare l’identificazione automatica di difetti, anomalie dimensionali o non conformità.

L’analisi può essere effettuata direttamente durante il processo produttivo, consentendo interventi molto più rapidi.

Ottimizzazione della produzione

L’intelligenza artificiale può analizzare quantità elevate di dati relativi a macchine, ordini, materiali, tempi e capacità produttiva per supportare la pianificazione e individuare inefficienze.

Ricerca e sviluppo

Uno degli ambiti destinati probabilmente a crescere maggiormente riguarda l’integrazione dell’AI nei software di progettazione e sviluppo prodotto.

CAD, CAE e PLM stanno progressivamente incorporando assistenti intelligenti, strumenti di ricerca semantica, progettazione generativa, sistemi di simulazione e funzionalità capaci di analizzare le informazioni contenute nella documentazione tecnica aziendale.

Supply chain e logistica

Forecasting, pianificazione della domanda, gestione degli stock e ottimizzazione dei flussi logistici rappresentano un altro terreno naturale di applicazione dell’intelligenza artificiale.

Knowledge management

In molte aziende industriali esiste una quantità enorme di conoscenza distribuita tra manuali, procedure, specifiche tecniche, documenti di progetto e archivi.

L’utilizzo combinato di AI generativa e sistemi di ricerca avanzata permette di rendere questa conoscenza più facilmente accessibile a tecnici e operatori.

L’AI generativa sta accelerando l’adozione

Uno dei fattori che ha maggiormente accelerato la diffusione dell’intelligenza artificiale è sicuramente l’arrivo della Generative AI.

Secondo ISTAT, tra le aziende italiane che utilizzano intelligenza artificiale nel 2025:

  • il 70,8% utilizza sistemi per estrarre conoscenza e informazioni da documenti di testo;
  • il 59,1% utilizza AI generativa per linguaggio, immagini, video o audio;
  • il 41,3% utilizza tecnologie di riconoscimento vocale;
  • il 20% utilizza machine learning per l’analisi dei dati;
  • circa il 18% utilizza AI per riconoscimento delle immagini o automazione dei workflow.

L’AI generativa ha quindi reso l’intelligenza artificiale molto più facilmente accessibile anche a utenti che non possiedono competenze di data science.

Questo non significa però necessariamente che l’AI sia già integrata nei processi industriali.

Utilizzare un assistente generativo per preparare un documento è molto diverso dall’integrare un algoritmo di intelligenza artificiale all’interno del processo produttivo o del ciclo di sviluppo prodotto.

Il mercato italiano dell’AI vale 1,8 miliardi di euro

Anche la dimensione economica del fenomeno mostra l’accelerazione in corso.

Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto al 2024.

Nel 2024 il mercato valeva circa 1,2 miliardi, già in crescita del 58% rispetto all’anno precedente.

Nel 2025:

  • il 46% del valore del mercato deriva da soluzioni di Generative AI o da progetti ibridi;
  • il restante 54% riguarda prevalentemente applicazioni di machine learning tradizionale.

È un dato importante perché dimostra che, nonostante l’enorme attenzione dedicata alla Generative AI, quasi metà del mercato continua a essere rappresentata da applicazioni AI differenti, spesso meno visibili ma particolarmente rilevanti nei contesti industriali.

Le imprese stanno ancora sperimentando molto

Un altro elemento aiuta a interpretare correttamente i numeri.

Secondo l’indagine Confindustria 2025, l’11,5% delle imprese associate dichiara di avere già adottato o di stare sperimentando soluzioni AI, mentre un ulteriore 37,6% ne sta valutando l’introduzione.

In pratica, quasi un’impresa su due si trova già all’interno del percorso che va dalla valutazione all’adozione.

Questo non significa però che tutte abbiano già costruito progetti strutturati.

Anzi, il fenomeno italiano sembra essere caratterizzato proprio dalla presenza contemporanea di aziende molto avanzate e di una grande fascia di imprese che sta ancora cercando di capire dove l’AI possa creare un ritorno economico concreto.

Quali sono i principali ostacoli?

La difficoltà maggiore non sembra essere più convincere le imprese che l’intelligenza artificiale possa avere un’utilità.

Il problema è riuscire a implementarla.

Tra le imprese che hanno valutato l’adozione dell’AI senza poi procedere, ISTAT rileva come principali ostacoli:

  • mancanza di competenze: 58,6%;
  • incertezza o carenza di chiarezza normativa: 47,3%;
  • indisponibilità o insufficiente qualità dei dati: 45,2%;
  • privacy e protezione dei dati: 43,2%;
  • costi: 43%.

L’indagine Confindustria evidenzia una situazione analoga: il 36,7% delle imprese segnala la mancanza di competenze interne e il 35,1% indica come ostacolo la complessità tecnica nell’integrazione dell’AI con i sistemi produttivi.

Per il settore industriale questo secondo elemento è particolarmente rilevante.

Una soluzione AI isolata è relativamente semplice da sperimentare. Molto più complesso è collegarla in sicurezza con macchine, sistemi OT, ERP, MES, PLM, database aziendali e processi già consolidati.

Il vero problema dell’AI industriale sono i dati?

In buona parte sì.

L’intelligenza artificiale ha bisogno di dati accessibili, affidabili, strutturati e contestualizzati.

Nell’industria questo significa spesso utilizzare informazioni provenienti da sistemi molto diversi:

  • macchinari;
  • sensori;
  • ERP;
  • MES;
  • PLM;
  • sistemi di qualità;
  • manutenzione;
  • CRM;
  • documentazione tecnica;
  • supply chain.

L’AI può creare valore quando riesce a collegare questi dati a un obiettivo concreto.

Senza una strategia del dato, il rischio è avere molti strumenti di intelligenza artificiale ma pochi processi realmente intelligenti.

L’AI sta sostituendo il lavoro nelle imprese italiane?

I dati disponibili non mostrano, almeno per il momento, una sostituzione generalizzata delle persone.

Nell’indagine Confindustria, soltanto il 2,2% delle imprese che stanno adottando l’AI dichiara di aver già osservato una riduzione del personale collegata alla sua introduzione.

L’effetto più frequentemente rilevato è invece l’automazione delle attività ripetitive, già osservata dal 44% delle imprese che adottano o sperimentano l’AI.

Seguono benefici legati all’innovazione, alla creatività e al miglioramento o alla personalizzazione di prodotti e servizi.

Il cambiamento sembra quindi riguardare, almeno in questa fase, soprattutto il modo in cui vengono svolte le attività, più che una semplice sostituzione delle persone.

Quanto viene quindi utilizzata davvero l’AI nell’industria italiana?

La risposta dipende da cosa intendiamo per “utilizzare l’AI”.

Se guardiamo alla totalità delle imprese italiane con almeno 10 dipendenti, siamo al 16,4%.

Se guardiamo alle grandi imprese, oltre una su due utilizza tecnologie AI e il 71% ha già avviato almeno un progetto.

Se invece chiediamo quante aziende abbiano realmente integrato l’intelligenza artificiale in maniera trasversale e strutturale nei propri processi, la percentuale si riduce sensibilmente.

La fotografia dell’industria italiana nel 2025 è quindi quella di un mercato che sta passando dalla domanda:

“Possiamo utilizzare l’intelligenza artificiale?”

a una domanda molto più concreta:

“In quale processo ha senso utilizzarla e quale risultato possiamo ottenere?”

Ed è probabilmente questo il passaggio più importante.

La prossima fase dell’AI industriale non sarà misurata dal numero di aziende che dichiarano di utilizzare ChatGPT, Copilot o un altro assistente generativo.

Sarà misurata da quanti processi di progettazione, produzione, manutenzione, qualità, logistica e gestione del prodotto verranno realmente migliorati grazie all’intelligenza artificiale.

In sintesi

Nel 2025 l’intelligenza artificiale è utilizzata dal 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti, contro l’8,2% dell’anno precedente. Nelle grandi imprese la quota sale al 53,1%, mentre tra le PMI si ferma al 15,7%.

L’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano rileva inoltre che il 71% delle grandi aziende ha almeno un progetto AI, anche se soltanto una su cinque ha raggiunto un utilizzo pervasivo della tecnologia.

Nell’industria le applicazioni più promettenti riguardano analisi dei dati, ricerca e sviluppo, automazione della produzione, manutenzione predittiva, controllo qualità, progettazione, supply chain e gestione della conoscenza.

L’AI nell’industria italiana è quindi già una realtà, ma non è ancora una tecnologia matura e diffusa in maniera uniforme.

La crescita, tuttavia, è molto veloce. E il vero elemento competitivo nei prossimi anni non sarà semplicemente adottare l’intelligenza artificiale, ma riuscire a integrarla nei processi aziendali, nei dati e nelle competenze dell’organizzazione.

Fonti

ISTAT, Imprese e ICT – Anno 2025, pubblicato il 15 dicembre 2025.

ISTAT, Imprese e ICT – Anno 2024, pubblicato il 17 gennaio 2025.

Osservatorio Artificial Intelligence – School of Management, Politecnico di Milano, dati della Ricerca 2025 presentati nel febbraio 2026.

Confindustria – Centro Studi Confindustria, Indagine Confindustria sul lavoro del 2025, approfondimento sull'adozione dell'intelligenza artificiale nelle imprese.

Confindustria, L'Intelligenza Artificiale per il Sistema Italia – Report 2025, giugno 2025.

Commissione Europea, Italy 2025 Digital Decade Country Report.