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AI Act, la formazione sull’intelligenza artificiale è già un obbligo: cosa cambia per le aziende industriali

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L’intelligenza artificiale entra nelle aziende molto più rapidamente di quanto spesso riescano a fare policy, procedure e programmi di formazione.

Assistenti generativi, funzioni AI integrate nei software gestionali, strumenti di analisi dei dati, applicazioni CAD e sistemi utilizzati direttamente nei processi produttivi stanno aumentando il numero di persone che interagiscono con algoritmi senza necessariamente possedere una preparazione specifica.

È proprio su questo punto che interviene l’articolo 4 dell’AI Act.

La norma richiede a provider e deployer di sistemi di intelligenza artificiale di adottare misure volte allo sviluppo dell’AI literacy delle persone che utilizzano tali sistemi per loro conto. L’obbligo si applica dal febbraio 2025 e la vigilanza è iniziata nell’agosto 2026.

Non basta spiegare come funziona un software

L’aspetto interessante per il manifatturiero è che l’AI literacy non coincide con un semplice corso sul funzionamento dello strumento.

La formazione dovrebbe mettere l’utilizzatore nella condizione di comprendere capacità e limiti del sistema, rischi associati al suo utilizzo e responsabilità legate al contesto applicativo.

Prendiamo tre situazioni.

Un impiegato utilizza un assistente generativo per sintetizzare una documentazione tecnica.

Un progettista utilizza un AI Assistant integrato nell’ambiente CAD.

Un operatore supervisiona un sistema di computer vision che identifica difetti su una linea di produzione.

Tutti utilizzano intelligenza artificiale, ma il livello e soprattutto il contenuto della formazione necessario non possono essere gli stessi.

Il ruolo diventa parte della valutazione

La stessa formulazione dell’articolo 4 richiede di considerare conoscenze tecniche, esperienza, educazione, formazione e contesto di utilizzo.

Per un’azienda industriale questo può tradursi nella creazione di differenti percorsi.

Un livello introduttivo può essere destinato a tutti gli utilizzatori.

Moduli specifici possono poi riguardare chi utilizza GenAI, personale tecnico, produzione e manutenzione, IT e cybersecurity, HR e management.

La formazione può inoltre diventare più approfondita quando l’AI contribuisce a decisioni con impatti rilevanti.

Perché serve una mappa dei sistemi AI

Prima ancora di organizzare i corsi può essere utile effettuare un censimento.

  • Quali sistemi AI vengono utilizzati?
  • Da quali persone?
  • Per quali attività?
  • Con quali dati?

L’output influenza una decisione oppure rappresenta soltanto un supporto?

Esiste una supervisione umana?

Questa mappatura permette di evitare due errori opposti: fornire a tutti una formazione estremamente generale oppure sottoporre l’intera organizzazione a corsi tecnici non necessari.

L’AI literacy diventa così un processo basato sul rischio e sul contesto.

La formazione deve poter essere documentata

La Commissione europea ha chiarito anche un altro punto: l’articolo 4 non impone uno specifico certificato individuale.

L’organizzazione può conservare evidenza interna delle iniziative svolte, ad esempio attraverso registri della formazione e altre attività di orientamento.

Per le imprese significa poter costruire un sistema relativamente semplice ma strutturato composto da programma formativo, destinatari, presenze, materiali, verifiche ed eventuali aggiornamenti.

Non serve quindi accumulare attestati senza una logica. Serve poter dimostrare che il percorso è stato progettato tenendo conto degli strumenti utilizzati e delle persone che li utilizzano.

Per approfondire i requisiti e vedere come strutturare un percorso dedicato a uffici, progettazione e produzione: AI Act e formazione per l’industria.