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Il mercato Aerospace & Defence in Italia e in Europa

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di Donatella Ardemagni

Il settore aerospace & defence non è più una nicchia per pochi grandi player, ma un ecosistema industriale in profonda trasformazione che sta ridefinendo le catene del valore, le strategie di investimento e le traiettorie tecnologiche. I numeri presentati in apertura dell’incontro che si è svolto al Made CC con l’organizzazione di EY lo scorso 25 febbraio sono chiari e raccontano una dinamica ormai strutturale.

A livello europeo si parla di una crescita complessiva che può arrivare a 540 miliardi di euro nei prossimi anni. In Italia le stime indicano un incremento di circa 10 miliardi che potrebbe portare il comparto a sfiorare i 50 miliardi di fatturato entro il 2033. Dati che, secondo gli stessi relatori, potrebbero essere persino sottostimati. A confermare la tendenza sono anche i mercati finanziari: le società europee dell’aerospace & defence hanno registrato performance in Borsa con crescite superiori al 50% rispetto ad altri settori industriali, mentre i multipli di valutazione hanno raggiunto livelli a doppia cifra, tra le 10 e le 16 volte l’EBITDA. Il numero delle operazioni di M&A è passato in Europa da 78 nel 2023 a circa 100 nel 2024, segno di un comparto che genera valore e attrae capitali.

Dimensione delle aziende come fattore da non sottovalutare

“Alzando il cofano”, il quadro diventa più articolato. In Italia operano circa 360 aziende focalizzate sull’aerospace & defence; il 90% ha un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro. Ed è proprio la dimensione a fare la differenza. L’analisi presentata evidenzia come le imprese sopra i 10 milioni siano quelle che riescono a generare marginalità significativa, mentre molte realtà più piccole sopravvivono senza profitti strutturali. Un altro dato rilevante riguarda il rapporto tra fatturato e capitale investito: mediamente è pari a uno. In altre parole, per sviluppare 50 milioni di ricavi occorre investire circa 50 milioni di capitale, tra immobilizzazioni, magazzino e crediti. È un settore ad alta intensità di capitale, che richiede solidità finanziaria e visione industriale.

In questo scenario si inserisce la riflessione strategica condivisa con Leonardo Elicotteri, AIDRO, Logic e il Politecnico di Milano: rafforzare la filiera italiana, non solo ampliandola, ma rendendola più strutturata, tecnologicamente avanzata e capace di assumersi responsabilità progettuali.

Un attore di primo piano la cybersecurity

Dal punto di vista industriale, come ha spiegato l’ingegner Di Noia di EY, il mercato non è trainato solo dalle politiche pubbliche o dai programmi di difesa, ma da driver sistemici che riguardano tecnologie, organizzazione e governance.

L’adozione dell’intelligenza artificiale, dei sistemi autonomi, della manutenzione predittiva e delle soluzioni di cybersecurity non è più opzionale. La sicurezza non è soltanto protezione del dato, ma elemento strategico che coinvolge prodotto, processo e supply chain. La compliance normativa, dalle certificazioni di prodotto ai processi speciali, rappresenta una barriera all’ingresso, ma anche uno strumento di posizionamento competitivo.

La gestione del rischio, in un contesto geopolitico instabile, impone una visione più ampia della supply chain. Non basta avere un fornitore alternativo: occorre sapere in quale area geografica opera, quali rischi geopolitici lo coinvolgono e quale resilienza può garantire. In questo senso, l’accesso al settore richiede investimenti non solo in impianti e tecnologie, ma anche in risorse umane, sistemi di gestione e cultura organizzativa.

È proprio sul fronte tecnologico che il contributo del Politecnico di Milano offre una prospettiva decisiva. La Professoressa Bianca Maria Colosimo ha evidenziato come le tecnologie digitali stiano diventando fattori abilitanti per l’accesso e la crescita nel comparto. Internet of Things, sensoristica avanzata, cloud computing e digital twin consentono di rendere i processi produttivi intelligenti, capaci di acquisire dati in tempo reale e di prevenire difetti prima che si manifestino sul prodotto finito.

“La digitalizzazione permette di qualificare il processo, non solo il prodotto”, ha sottolineato, evidenziando come questo cambi radicalmente il paradigma della qualità.

Particolare attenzione è stata dedicata all’additive manufacturing metallico, tecnologia che nel settore aerospace trova applicazioni naturali grazie alla possibilità di ridurre peso e complessità. La stampa 3D consente di ripensare il design dei componenti, ridurre il numero di parti, aumentare la resilienza rispetto alla supply chain e accelerare le fasi di prototipazione. Integrata con strumenti di virtualizzazione e digital twin, permette di progettare e validare prodotti in ambiente simulato, riducendo tempi e costi di sviluppo.

La testimonianza imprenditoriale di Valeria Tirelli di AIDRO, azienda lombarda che ha intrapreso un percorso di diversificazione verso l’aerospace partendo dall’oleodinamica tradizionale è emblematica. Attraverso l’introduzione della stampa 3D metallica e un forte investimento in competenze e certificazioni, l’impresa è riuscita a ridurre del 70% il peso di un componente critico, passando da 5 kg a poco più di 1 kg, mantenendo prestazioni a 700 bar. Un risultato che ha aperto le porte alla qualificazione come fornitore aeronautico, dopo un percorso di circa due anni tra certificazioni EN 9100, qualifiche di processo e co-sviluppo normativo con il cliente.

Il messaggio di Leonardo Elicotteri, grazie all’intervento di Daniele Di Giulio Procurement category manager, è altrettanto chiaro e orientato al futuro. La difficoltà della supply chain, aggravata dalla concentrazione di pochi player globali, impone di ampliare e qualificare la base fornitori. Ma non servono solo contoterzisti capaci di lavorare su disegno.

“Abbiamo bisogno di aziende in grado di sviluppare un proprio design, qualificare il prodotto e mantenerlo nel tempo”, è stato ribadito. Il progetto “Crescere Insieme” ha coinvolto circa 750 aziende italiane, con l’obiettivo di individuare fornitori capaci di collocarsi nel quadrante del design to spec, sviluppando prodotti propri e non solo lavorazioni.

La logica è industriale prima ancora che finanziaria. Un prodotto certificato su una piattaforma Leonardo può aprire opportunità di scala sui mercati internazionali, dove i volumi sono multipli rispetto a quelli nazionali. Le certificazioni, spesso percepite come un onere burocratico, diventano in realtà un asset strategico: prima ancora del pezzo, viene richiesta la “carta”, ovvero la capacità di garantire tracciabilità e conservazione del dato per cicli di vita che possono superare i trent’anni.

L’aerospace & defence si configura dunque come un settore ad alta intensità di capitale, tecnologia e competenze, con barriere d’ingresso significative ma opportunità proporzionalmente elevate. La combinazione tra digitalizzazione, additive manufacturing, cybersecurity e sistemi di gestione evoluti rappresenta la chiave per costruire una filiera italiana più robusta e competitiva a livello europeo.

In un contesto in cui i mercati finanziari premiano il comparto e le politiche industriali europee ne sostengono lo sviluppo, la sfida per le PMI manifatturiere è trasformare l’eccellenza nella lavorazione meccanica in capacità progettuale e sistemica. È un passaggio culturale prima ancora che tecnologico, ma è anche la condizione per partecipare da protagonisti a una trasformazione che appare, nei numeri e nelle dinamiche, irreversibile.