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Quanto investire in Intelligenza Artificiale per non perdere competitività? I dati CIO 2026 indicano la direzione

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L’Intelligenza Artificiale non è più una tecnologia sperimentale riservata ai laboratori di ricerca o alle grandi multinazionali. Secondo il report “State of the CIO 2026” di Foundry, le aziende stanno entrando in una nuova fase: quella della diffusione su larga scala di progetti AI capaci di generare valore misurabile per il business.

La domanda che molti imprenditori si pongono oggi non è più se investire in AI, ma quanto investire per mantenere la competitività e continuare a innovare.

L’AI è diventata la prima priorità di investimento

Lo studio, condotto su oltre 660 responsabili IT e quasi 250 manager di business, evidenzia un dato molto chiaro: la prima priorità assegnata dai CEO ai responsabili IT è la ricerca e l’implementazione di prodotti e progetti basati sull’Intelligenza Artificiale. Il 27% degli intervistati indica infatti l’AI come principale mandato ricevuto dal top management.

Ancora più significativo è il fatto che l’accelerazione dell’innovazione guidata dall’AI rappresenti oggi la principale iniziativa aziendale del 2026, indicata dal 39% dei CIO intervistati. Solo un anno fa l’AI non figurava nemmeno tra le prime tre priorità di business.

Questo significa che molte aziende stanno spostando budget da altri progetti verso iniziative di Intelligenza Artificiale.

La vera domanda non è “quanto spendere”, ma “quanto restare indietro”

Molte imprese cercano una percentuale ideale del budget da destinare all’AI. In realtà il report suggerisce una prospettiva diversa.

Il 69% delle aziende prevede un aumento dei budget IT nel 2026, con una crescita media vicina al 7%. Tra le organizzazioni che incrementano gli investimenti, il 38% dichiara che l’aumento è destinato principalmente a progetti e prodotti AI e Machine Learning.

Tradotto in termini pratici, significa che l’AI sta assorbendo una quota crescente degli investimenti tecnologici.

Per un’azienda manifatturiera o industriale il rischio non è tanto spendere troppo in AI, quanto investire meno dei concorrenti nei processi che possono aumentare produttività, qualità e velocità decisionale.

Quanto investono le aziende più avanzate

Lo studio evidenzia che le tecnologie considerate più strategiche per il 2026 sono:

  • Generative AI (42%)
  • Agentic AI (38%)
  • Data Analytics e Business Intelligence (31%)
  • Cybersecurity e Risk Management (29%)
  • Automazione dei processi (26%)

È interessante osservare che AI e automazione vengono sempre più considerate parte di un unico percorso di trasformazione.

Nelle aziende industriali questo può tradursi in:

  • assistenti intelligenti per progettazione e sviluppo prodotto;
  • generazione automatica di documentazione tecnica;
  • analisi predittiva della produzione;
  • supporto alla manutenzione;
  • gestione della conoscenza aziendale;
  • ottimizzazione della supply chain;
  • automazione delle attività amministrative e commerciali.

Un modello pratico per le PMI industriali

Per una PMI che vuole mantenere competitività senza esporsi a rischi eccessivi, può essere utile ragionare su tre livelli di investimento.

Livello 1: sperimentazione strutturata

Investimento indicativo: 1-2% del budget IT.

Obiettivo: identificare casi d’uso concreti e misurabili.

In questa fase si introducono strumenti di AI generativa per uffici tecnici, marketing, commerciale e amministrazione.

Livello 2: integrazione nei processi

Investimento indicativo: 3-5% del budget IT.

Obiettivo: integrare l’AI nei sistemi aziendali esistenti.

Si collegano ERP, PLM, CRM, MES e basi dati aziendali per creare flussi di lavoro automatizzati e assistenti contestualizzati.

Livello 3: trasformazione del modello operativo

Investimento indicativo: oltre il 5% del budget IT.

Obiettivo: ripensare processi, ruoli e modelli decisionali.

È il livello in cui l’AI diventa parte integrante della strategia aziendale e genera vantaggi competitivi difficili da replicare.

Il vero ostacolo non è il budget

Un dato particolarmente interessante del report riguarda le principali difficoltà incontrate dalle aziende.

Il problema principale non è il costo della tecnologia, ma la mancanza di competenze interne, indicata dal 40% degli intervistati. Seguono la difficoltà nel definire metriche di ROI chiare (32%) e la mancanza di una strategia AI aziendale condivisa (31%).

In altre parole, molte organizzazioni dispongono già delle tecnologie necessarie, ma non hanno ancora definito processi, governance e competenze per utilizzarle efficacemente.

La competitività del futuro si costruisce oggi

Il dato probabilmente più significativo dell’intera ricerca è che il 74% delle aziende dichiara che l’Intelligenza Artificiale sta già trasformando o sta iniziando a trasformare le proprie attività operative.

Per questo motivo la domanda “quanto investire?” dovrebbe essere sostituita da una più strategica:

“Quali processi aziendali vogliamo rendere più intelligenti nei prossimi tre anni?”

Le aziende che sapranno individuare casi d’uso concreti, misurare i risultati e costruire competenze interne saranno quelle che trasformeranno l’AI da costo tecnologico a leva di crescita, innovazione e redditività.

Approfondimento: CIO Foundry – State of the CIO 2026.